Ghiacciai imponenti, aria rarefatta e panorami immensi: le escursioni in alta montagna affascinano sempre di più e spingono molti escursionisti al mondo l'alpinismo. Ma da quale vetta cominciare? Erika Spengler, meglio conosciuta come Ulligunde, vi presenta cinque vette ideali per le prime uscite alpinistiche - a condizione ovviamente che abbiate acquisito le conoscenze necessarie a camminare in alta quota e che abbiate una certa familiarità con l'arrampicata e i ghiacciai.
La cima più facile è il Similaun (3.599 m). Se le condizioni meteo sono adeguate, non ha zone esposte o passaggi di arrampicata il che lo rende perfetto per una prima uscita. Le conoscenze su come muoversi sui ghiacciai sono però indispensabili e necessarie.
Se non vi sentite esausti in vetta, potete fare una deviazione verso il Fineilspitze – una cresta ripida e parzialmente esposta porta alla croce in vetta.
La cresta fino alla cima è – con le condizioni meteo buone – abbastanza facile. | Foto: Ulligunde
Una mattinata da sogno con vista dalla cresta fino all’imponente Hintere Schwärze. L’Alto Adige si trova sotto il mare di nebbia. | Foto: Ulligunde
L’accesso al rifugio Martin-Busch è lungo, il paesaggio non è troppo vario. Ma la vista sulle montagne ghiacciate compensa tutto! Il Similaun stesso è considerato una vetta facile in alta quota ed è per molti il primo ghiacciaio. | Foto: Ulligunde
2. Alpi della Zillertal, Austria: la facciata cresta nord dell’Olperer (3.476 m)
Se avete un po’ di esperienza nell’arrampicata su roccia e volete imparare a usare i dispositivi di assicurazione mobile, dovreste provare la cresta nord dell’Olpererer (3.476 m). Una vera traversata! Si sale (difficoltà fino al III grado) su meravigliose placche di roccia e si scende (con una difficoltà di II grado) di nuovo sullo Schneegupfgrat. Se non ve la sentite di scalare per arrivare alla cresta nord dell’Olperer potete anche passare per lo Schneegupfgrat – ma a causa dell’alta affluenza – soprattutto nel fine settimana – è fortemente consigliato partire prestissimo.
Di tanto in tanto, dei chiodi fissi facilitano sia l’arrampicata che l’assicurazione. | Foto: Ulligunde
Bella roccia sulla cresta nord. Ma ci vuole un po’ di fudicia e qualche istante per fidarsi degli scarponi da trekking su queste placche inclinate! | Foto: Ulligunde
3. Alpi Retiche, Svizzera: il Piz Buin (3.312 m)
Una volta che avete padroneggiato queste vette, siete pronti per un’altra vera star: il Piz Buin (3.312 m) è una meta turistica molto apprezzata sia d’estate che d’inverno. Un percorso variegato, un paesaggio selvaggio e panorami favolosi – a patto che le nuvole ci concedano la vista!
Se potete allungare l’escursione di un giorno, non dovreste perdervi la Dreiländerspitze (3.197 m) – una parete di roccia sagomata che si può scalare in arrampicata esposta. Qui, a differenza del Piz Buin, si ha anche la possibilità di avere la vetta tutta per sé.
Un paesaggio favoloso con un’atmosfera mistica grazie alle nuvole, che restano clementi con noi! | Foto: Ulligunde
La vista dal rifugio Wiesbadener. Al centro della foto l’imponente Piz Buin. Sulla destra si raggiunge vetta attraverso il ghiacciaio caratterizzato da diversi crepacci. | Foto: Ulligunde
In marcia verso il Dreiländerspitze. | Foto: Ulligunde
Nell’avvicinamento al Piz Buin, una sfida impressionante testa i nuovi alpinisti: un impressionante labirinto di crepacci deve essere superato. | Foto: Ulligunde
La struttura della vetta è ripida all’inizio, ma non è difficile da percorrere. | Foto: Ulligunde
Atmosfera mistica sulla strada verso il rifugio Wiesbadener. | Foto: Ulligunde
4. Alpi dello Stubai, Austria: il Pan di Zucchero (3.507 m)
Il Pan di Zucchero (3.507 m) diventa un po’ più impegnativo. La cresta è un misto di ghiaccio e roccia facile da scalare. Se non è affollata da cordate (consiglio: partite presto!), questa cresta è un puro piacere. Punto negativo: se c’è molta gente non è raro che cadano pietre e massi – quindi assicuratevi di portare il casco da arrampicata e alpinismo!
Se volete fare qualcosa di un po’ più impegnativo potete combinare questa vetta con altre come il Wilde Pfaff (3.456 m) – è un po’ più basso e allo stesso tempo più facile da scalare. La deviazione ne vale la pena: avrete una vista eccezionale sulla vetta dove vi trovavate qualche ora /attrezzatura/essenziali/caschi-e-protezioni/caschi-per-sci-alpinismo/fa!
Poco dopo l’alba, Il Pan di Zucchero (a destra) e Wilder Pfaff (al centro) appaiono per la prima volta ai nostri occhi. | Foto: Ulligunde
La salita al rifugio Hildesheim è un’esperienza. Sullo sfondo Hinterer e Vorderer Kitzkogel.
Il Pan di Zucchero stesso sfida i suoi aspiranti con ampi pendii nel ghiacciaio, poi cambia paesaggio nella cresta che diventa un misto di roccia, neve e ghiaccio e richiede l’uso delle mani più e più volte. | Foto: Ulligunde
Ascensione alla cresta del Pan di Zucchero. Quando c’è molta gente, qui possono volare le pietre. Ma se si è soli, si ha puro piacere. | Foto: Ulligunde
5. Alpi dei Tauri, Austria: il Großvenediger (3.657 m)
Altrettanto impegnativo ma comunque accessibile è il Großvenediger (3.657 m), la vetta più alta del gruppo Venediger e la quinta tra le vette austriache più alte. Il punto più difficile è la parte che porta da sotto la cresta alla croce della vetta : a seconda delle condizioni può essere molto stretta ed esposta.
Vista dal rifugio Kürsinger sul Großvenediger, Austria. | Foto: Ulligunde
La cresta verso la cima può diventare molto stretta a seconda delle condizioni. Concentrazione e piedi ben stabili sono le parole chiavi! | Foto: Ulligunde
Appena sotto la vetta, i diversi percorsi provenienti da quasi tutte le direzioni si uniscono in una sola traccia. | Foto: Ulligunde
Si procede verso l’alto passando su grandi pendii ghiacciati. Ciononostante, l’imbragatura è obbligatoria, numerosi crepacci vi attendono nella parte più centrale. | Foto: Ulligunde
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